Un Pontefice sotto attacco : Papa Francesco

Diwp

Apr 3, 2025 #politica, #religione


Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco è stato bersaglio di critiche e contestazioni, ma negli ultimi anni questi attacchi si sono trasformati in una vera e propria campagna di delegittimazione. Se da un lato le critiche a un Pontefice non sono una novità nella storia della Chiesa, la violenza mediatica e la pervasività della disinformazione contro Francesco assumono caratteristiche senza precedenti, alimentate da social network, gruppi ultraconservatori e tensioni geopolitiche. Alla base di questa offensiva si trova una combinazione di complottismo, manipolazione delle informazioni e interessi politici che vedono nel Papa un ostacolo a strategie più ampie.

Uno degli strumenti principali di questa guerra mediatica è la diffusione di teorie complottiste che mettono in discussione la legittimità stessa di Francesco come Pontefice. I cosiddetti sedevacantisti, ossia coloro che ritengono invalida l’elezione di Bergoglio dopo le dimissioni di Benedetto XVI, sostengono che il vero Papa sia rimasto il suo predecessore e che Francesco sia un impostore. Queste teorie, una volta limitate a piccole frange tradizionaliste, hanno trovato una nuova eco grazie all’uso massiccio dei social network, dove video, articoli e meme diffondono narrazioni sempre più radicali. Alcuni affermano addirittura che Benedetto XVI sia stato costretto a dimettersi da forze oscure all’interno della Chiesa, con il sostegno di poteri globalisti.

A questa corrente si aggiunge un’altra teoria complottista, più vicina ai movimenti sovranisti e alla destra estrema: l’idea che Papa Francesco sia parte di un “piano” per trasformare la Chiesa in un’istituzione globalista e progressista, in linea con le agende delle élite internazionali. Secondo questa narrazione, il Pontefice promuoverebbe una dottrina “modernista” per distruggere la tradizione cattolica, sostenendo cause come il cambiamento climatico, l’accoglienza dei migranti e il dialogo interreligioso non per motivi pastorali, ma per favorire una presunta ristrutturazione ideologica del mondo occidentale. Alcuni blog e canali YouTube parlano apertamente di un “Papa usurpatore” o addirittura di un “anti-Papa”, insinuando che dietro le sue decisioni vi siano forze occulte che mirano a sovvertire l’ordine cristiano.

La strategia di disinformazione sfrutta la manipolazione delle parole del Pontefice. Frasi estrapolate dai suoi discorsi vengono rilanciate per creare scandalo tra i fedeli più tradizionalisti. Ad esempio, dichiarazioni sulla necessità di una Chiesa più inclusiva e sulla misericordia verso i peccatori vengono trasformate in accuse di “cedimento dottrinale”. Il meccanismo segue la logica della post-verità: la percezione pubblica del Papa viene costruita più attraverso la ripetizione di fake news che sulla base dei suoi reali insegnamenti. Questo è amplificato dagli algoritmi dei social network, che favoriscono contenuti polarizzanti e scandalistici, rendendo la disinformazione sul Papa un fenomeno virale.

Oltre alla dimensione ideologica e religiosa, dietro questa offensiva vi sono importanti dinamiche geopolitiche. Papa Francesco ha scelto una politica estera indipendente dalle logiche tradizionali della Chiesa legata all’Occidente, entrando in contrasto con chi vorrebbe un Vaticano più allineato alle strategie statunitensi. Il caso più emblematico è il rapporto con la Cina. L’accordo siglato tra la Santa Sede e Pechino nel 2018 sulla nomina dei vescovi ha scatenato l’ira degli ambienti anti-cinesi, soprattutto negli USA, che avrebbero preferito un Papa più ostile al governo comunista cinese. I critici lo accusano di aver “svenduto” la Chiesa, mentre in realtà la sua politica mira a garantire la presenza cattolica in Cina senza scontri diretti con il Partito Comunista.

Anche il rapporto con l’Islam è stato oggetto di contestazione. La firma del Documento sulla Fratellanza Umana con il Grande Imam di Al-Azhar nel 2019 ha irritato ambienti islamofobi e frange tradizionaliste che vedono nell’Islam un nemico della civiltà cristiana. Al contrario, Francesco ha promosso il dialogo interreligioso come elemento chiave per la pace globale, scontrandosi con l’idea di una “Chiesa da crociata” che alcuni ambienti della destra religiosa vorrebbero rilanciare.

L’opposizione più netta proviene però dagli ambienti cattolici conservatori statunitensi, specialmente dopo l’elezione di Donald Trump. Francesco si è schierato apertamente contro le politiche nazionaliste, neoliberiste e anti-migranti, mettendosi in rotta di collisione con la destra cristiana americana. Le sue critiche all’uso della religione per fini elettorali e la sua enciclica “Laudato Si’”, che denuncia il cambiamento climatico e le disuguaglianze economiche, sono state percepite come un attacco al modello economico sostenuto dai conservatori americani. In questo contesto, il tradizionalismo cattolico non è solo una questione di fede, ma diventa parte di un più ampio gioco politico globale, dove il Vaticano è visto come un potenziale ostacolo a strategie geopolitiche basate sulla contrapposizione con Cina e Islam.

L’offensiva contro Papa Francesco non è il frutto di un malcontento religioso, ma il riflesso di una battaglia più ampia che intreccia religione, politica e interessi internazionali.

Da una parte, i social media e la disinformazione hanno amplificato le teorie complottiste, creando una frattura all’interno della comunità cattolica. Dall’altra, le tensioni geopolitiche hanno trasformato la figura del Pontefice in un simbolo di resistenza a certi modelli politici ed economici. Il futuro del suo pontificato sarà segnato dalla capacità della Chiesa di resistere a queste pressioni e di riaffermare il proprio ruolo di guida spirituale al di là delle logiche di potere.

Marco Baratto

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