La libertà di culto in Algeria secondo il Dipartimento americano sulle libertà religiose

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Mar 27, 2025 #Algeria

USCIRF è una commissione indipendente e bipartisan del governo federale statunitense creata dall’International Religious Freedom Act (IRFA) del 1998 che monitora il diritto universale alla libertà di religione o credo all’estero. USCIRF utilizza standard internazionali per monitorare le violazioni della libertà religiosa a livello globale e fornisce raccomandazioni politiche al Presidente, al Segretario di Stato e al Congresso”

Nel 2024, la libertà religiosa in Algeria continua a essere regolata da normative restrittive che limitano l’attività delle comunità di fede non musulmane. L’Articolo 144 del Codice Penale, che criminalizza la blasfemia, e l’Ordinanza 06-03, che impone condizioni severe per il proselitismo e l’organizzazione del culto, hanno fortemente condizionato la libertà di religione nel Paese. Sebbene l’Ordinanza riconosca formalmente il cristianesimo, essa introduce vincoli significativi, come l’obbligo di ottenere autorizzazioni statali per l’apertura di luoghi di culto e il divieto di qualsiasi attività che possa essere interpretata come una minaccia alla fede musulmana.

Le chiese appartenenti all’Associazione Protestante Evangelica (EPA) hanno incontrato ostacoli sempre più rigidi nel mantenere aperti i loro luoghi di culto. La maggior parte è stata chiusa per ordine delle autorità, e attualmente solo una chiesa EPA a Algeri riesce a operare, ma con restrizioni severe. Il governo algerino continua a negare la registrazione ufficiale dell’associazione, limitando la possibilità di culto e mettendo in discussione il diritto alla libertà religiosa.

Un caso emblematico è quello del pastore Yousef Ourahmane, vicepresidente dell’EPA, condannato nel maggio 2024 per aver gestito un luogo di culto senza autorizzazione. Sebbene la sua pena sia stata sospesa in attesa della decisione della Corte Suprema, il suo caso rappresenta un esempio allarmante della repressione contro i cristiani e della precarietà della libertà di culto nel Paese.

Anche la comunità Ahmadiyya ha subito una crescente repressione, con un drastico calo del numero di fedeli negli ultimi anni. Le autorità rifiutano il loro riconoscimento come associazione religiosa, sostenendo che il movimento Ahmadiyya non rientra nell’interpretazione ufficiale dell’Islam. Simili difficoltà sono vissute dalla comunità Ahmadi Religion of Peace and Light (AROPL), i cui membri sono soggetti a sorveglianza e restrizioni.

Parallelamente, la comunità ebraica, ridotta a poche centinaia di persone, vive in un contesto in cui le manifestazioni pubbliche della propria fede sono rare. Sebbene non vi siano segnalazioni di repressione diretta, la retorica pubblica spesso associa l’ebraismo a questioni geopolitiche, limitando la libertà di espressione e di culto.

La Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale (USCIRF) ha evidenziato nel suo rapporto 2025 la necessità di azioni concrete per contrastare le gravi violazioni in Algeria.

Tra le raccomandazioni principali vi è il mantenimento dell’Algeria nella “Special Watch List” per le gravi violazioni della libertà religiosa secondo l’International Religious Freedom Act (IRFA) e la necessità di un coordinamento con governi affini, membri dell’Article 18 Alliance e le Nazioni Unite per sollevare con costanza il tema della libertà religiosa con le autorità algerine. Inoltre, si raccomanda di collegare gli aiuti esteri destinati all’Algeria a progressi sostanziali in materia di libertà religiosa, come la depenalizzazione della blasfemia e del proselitismo, il riconoscimento legale dell’EPA e della comunità Ahmadiyya e la riapertura dei luoghi di culto chiusi.

Il Congresso degli Stati Uniti deve evidenziare al Dipartimento di Stato USA e ai rappresentanti algerini l’impatto negativo delle leggi sulla blasfemia e delle chiusure dei luoghi di culto sulla libertà religiosa e di chiedere maggiore visibilità alla questione della libertà religiosa nei rapporti bilaterali tra USA e Algeria.

Alla luce di queste gravi violazioni della libertà religiosa, chiediamo alla maggioranza di governo italiana di intervenire in difesa delle comunità cristiane e delle altre minoranze religiose in Algeria. L’Italia, in quanto partner strategico e membro dell’Unione Europea, ha il dovere di promuovere il rispetto dei diritti umani e di esigere dalle autorità algerine la fine delle discriminazioni religiose. Il nostro Paese deve farsi portavoce di un’azione diplomatica incisiva, volta a ottenere il ripristino dei luoghi di culto chiusi e il pieno riconoscimento della libertà di religione.

Non possiamo restare indifferenti di fronte a questa persecuzione. La tutela della libertà religiosa deve essere una priorità per il nostro governo, affinché nessun individuo sia discriminato o perseguitato per la propria fede.

Marco Baratto

Di wp