Il “Manifesto dell’Islam d’Italia” presentato il 7 marzo 2006 rappresentava un tentativo di delineare i principi fondamentali per un Islam italiano compatibile con i valori costituzionali della Repubblica. Personalmente lo considero un documento inutile fin dalla sua redazione
Tuttavia, a distanza di anni, il documento non ha prodotto effetti concreti ed è rimasto lettera morta. Oggi, per costruire un Islam radicato nella società italiana, è necessario superare la logica di documenti di intenti e concentrarsi su misure concrete, come la formazione degli imam, la trasparenza finanziaria dei luoghi di culto e la creazione di comunità religiose strutturate.
Uno dei principali ostacoli all’integrazione dell’Islam in Italia è l’assenza di una formazione adeguata per gli imam. Attualmente, molti predicatori provengono dall’estero e non possiedono una conoscenza approfondita della lingua, della cultura e del quadro giuridico italiano.
Un modello efficace potrebbe essere quello dell’Istituto Mohammed VI in Marocco, che offre una formazione teologica e giuridica agli imam, fornendo loro strumenti per interpretare il messaggio islamico in una chiave moderna e contestualizzata.
In Italia, sarebbe opportuno creare un istituto analogo presso le università, con corsi di laurea e dottorati in Scienze Religiose Comparate, garantendo una preparazione adeguata ai futuri imam. Ci si potrebbe affidare , sul piano solo logistico, delle facoltà teologiche cattoliche, istituendo presso esse centri di formazione per imam.
Sottolineo che l’appoggio alla facoltà teologiche cattoliche sia solo logistico, lasciando la parte formativa a persone in grado di spiegare ai futuri imam la legislazione italiana sui culti, la gestione delle comunità oltre che corsi di teologia mussulmana da parte di pesone qualificate, magari, in un primo momento provenienti dall’Istituto Mohammed VI.
Un altro tema cruciale è la regolamentazione delle moschee e dei centri islamici, che spesso operano senza una gestione finanziaria chiara. Per evitare il rischio di infiltrazioni estremiste e garantire un’effettiva integrazione, è necessario introdurre una normativa che preveda la tracciabilità dei finanziamenti, obbligando ogni luogo di culto a presentare bilanci trasparenti e rendicontazioni pubbliche.
Si potrebbe istituire un registro ufficiale delle moschee e dei centri islamici, con un sistema di monitoraggio affidato a enti indipendenti e, in parte, allo Stato. Inoltre, tutti i sermoni dovrebbero essere tenuti in lingua italiana, per garantire una maggiore comprensione e inclusione. L’uso dell’Italiano per i sermoni sarebbe utile, visto che i centri islamici sono frequentati da persone che provengono da molte Nazioni.
L’Islam in Italia deve dotarsi di strutture comunitarie simili a quelle delle parrocchie cattoliche, con consigli per gli affari economici, elenchi ufficiali dei fedeli e una gestione trasparente affidata a imam formati. La creazione di comunità religiose strutturate aiuterebbe a superare la frammentazione attuale e a dare rappresentanza ai musulmani in Italia in modo più efficace. Ciò consentirebbe anche di promuovere attività sociali e culturali che favoriscano l’integrazione e il dialogo interreligioso.
L’Islam in Italia deve radicarsi, deve smettere di aspettere lo Stato italiano e si deve auto organizzare in un contesto di cittadinanza attiva e partecipazione alla vita sociale. Non può essere percepito come un’entità separata, ma come parte integrante della nazione. Per questo, è fondamentale che i musulmani italiani siano coinvolti nella vita politica, culturale ed economica del Paese.
L’Islam europeo deve essere un Islam della cittadinanza, che promuova la tolleranza, la laicità e il rispetto delle leggi dello Stato. Questo processo passa attraverso l’educazione, la conoscenza reciproca e il superamento di stereotipi e diffidenze.
Il “Manifesto dell’Islam d’Italia” rappresentava un primo passo, ma oggi è necessario andare oltre. Occorre investire in una formazione seria e qualificata per gli imam, garantire la trasparenza finanziaria dei luoghi di culto e costruire comunità religiose organizzate e integrate nel tessuto sociale italiano.
Solo così sarà possibile realizzare un Islam pienamente inserito nella società, capace di contribuire alla crescita culturale e spirituale del Paese.
Marco Baratto